La risposta esatta è: DIPENDE!

Ogni edificio trasmette calore dall’ambiente interno all’esterno (in tutti e due i sensi, ovvero perdita di calore verso l’esterno in inverno e guadagno di calore dall’esterno in estate). La trasmissione di calore avviene tramite conduzione attraverso l’involucro (muri o tamponamenti esterni, tetto, muri contro terra nei sotterranei, pavimento a terra- si, si perde calore anche verso il terreno). La quantità di calore trasmesso in unità di tempo è inversamente proporzionale ad una grandezza detta “resistenza termica”.

𝑄=𝐴Δ𝑇/𝑅
dove
𝑄
è il calore trasmesso nel tempo,
𝐴
è l’area disperdente,
Δ𝑇
è la differenza di temperatura tra interno ed esterno.
𝑅
resistenza termica
La resistenza termica a conduzione di un oggetto è funzione inversamente di una proprietà intrinseca del materiale detta “conducibilità” e dello spessore
𝑅=1/(λ𝑠)
dove:
λ
è la conducibilità,
𝑠
è lo spessore.

Un muro realizzato da più strati di materiali diversi ha resistenza termica pari alla somma delle resistenze termiche dei singoli strati
𝑅=1/(λ′∗𝑠′)+1/(λ″∗𝑠″)+1/(λ‴∗𝑠‴)…

(nota: alle resistenze per conduzione andranno sommate la resistenza per convenzione con l’aria all’interno e la resistenza per convezione con l’aria all’esterno. Non si sono considerate le resistenze termiche di contatto che si generano all’interfaccia tra due strati, generalmente trascurabili rispetto alle altre).

Negli edifici realizzati negli ultimi anni si inserisce un intercapedine di materiale con strato isolante (bassa λ) appunto per aumentare la resistenza. Negli edifici più vecchi, invece, si può aumentare la resistenza termica inserendo uno strato di materiale isolante (appunto il cappotto)

Classe energetica

Va da sé che l’incremento di resistenza termica risulta più efficace per involucri più dispersivi (classe energetica G o F), mentre per involucri meno dispersivi l’intervento potrà essere meno conveniente.
Ci sono comunque altri fattori che possono ridurne l’efficacia.

Ponti termici

Per ovvi motivi, il cappotto potrà essere inserito all’esterno dell’immobile o all’interno (attenzione: riduce lo spazio interno).
In genere non viene messo contro terra.
Il cappotto deve essere messo in modo da non presentare interruzioni di continuità, infatti una discontinuità nella disposizione dei materiali comporta una zona dove è maggiore il passaggio di calore (un ponte termico), andando quindi ad aumentare il trasporto di calore rispetto al previsto.

Tra l’altro, in corrispondenza dei ponti termici si accumula umidità e si sviluppa muffa.

Ovviamente, anche se si ottiene una diminuzione della trasmissione di calore, non è molto sensato inserire il cappotto solo ad alcune pareti esterne invece che a tutte. Pertanto, se non sono accessibili dall’esterno tutte le pareti (p.e. edifici in contiguità) è necessario inserire un cappotto interno.

Carichi gratuiti

All’interno di un edificio ci sono anche fonti di calore (persone, lampade, apparecchiature elettriche…). Questi carichi gratuiti son utili in inverno, ma gravosi in estate. Un aumento della resistenza termica, quindi una diminuzione di perdita di calore, potrebbe essere controproducente nel caso di estati molto calde e con elevati carichi gratuiti, specie per cappotti interni.

Infissi-ventilazione

Ci sono perdite di calore anche tramite gli infissi e gli scambi d’aria con l’esterno, per esempio spifferi. Le ricordo che per mantenere una buona qualità d’aria in un ambiente è necessario cambiare il volume d’aria contenuto all’interno almeno ogni ora. comunque, queste perdite si possono ridurre con altri investimenti. Ma il cappotto non le risolve.

Volumi interni

Se l’edificio presenta grandi ambienti, magari alti più di 5 m, l’efficacia nel condizionamento (invernale o estivo) è ridotta, quindi è necessario fornire/togliere maggior calore. Il cappotto non risolve questo problema.

Costo dell’energia

Già, il costo. Per portare calore nelle case è necessario consumare altra energia (p.e. gas, legna o elettricità, ovviamente a pagamento. Inoltre, a seconda dell’efficienza dell’impianto di riscaldamento, se ne dovrà consumare quantità più o meno grandi. A seconda della quantità di energia richiesta all’origine e del suo costo unitario varia la spesa per il condizionamento. Diminuendo le perdite/guadagni di calore, ovviamente diminuisce la quantità di energia richiesta, ma il risparmio è influenzato anche dal costo unitario. Se questo è molto basso (o addirittura nullo se- per esempio- hai impianti autonomi a fonte solare o geotermica) il risparmio economico potrebbe non giustificare la spesa del cappotto.

In conclusione: installare il cappotto è utile, ma perché sia realmente efficace bisogna valutare anche altri parametri.

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